Due mesi fa, la campionessa Shelley Beattie ci ha lasciati. Avrebbe compiuto 40 anni ad agosto. Fra le tante “bistecchine” che affollano il palco di Miss Olympia, Shelley era una delle poche ad avere qualche cosa da dire. E forse, purtroppo, non è riuscita a dirlo.
Shelley era una ballerina sorda: all’età di tre anni a causa di una overdose di Aspirina aveva perso completamente l’udito dall’orecchio destro, mentre le sue capacità uditive nell’orecchio sinistro si erano ridotte del 30%. Ciò nonostante, dai sedici anni aveva iniziato ad avvicinarsi al mondo della musica, cantando in una band musicale ed iniziando a studiare danza jazz e contemporanea, fino ad arrivare a realizzare coreografie per una compagnia di danza. Alla fine degli anni Ottanta aveva iniziato a partecipare a gare amatoriali di bodybuilding, assecondando il suo desiderio di competere. Già da giovanissima aveva ottenuto ottimi risultati nell’atletica leggera, sport che le era servito a superare i complessi derivati dalla sua difficoltà a comunicare con gli altri a causa della sordità. Nel 1990 il salto di qualità nel bodybuilding, non vogliamo sapere come: sta di fatto che, cambiato preparatore, Shelley è diventata semplicemente un’altra persona. L’esile ma comunque atletica ballerina di 56 kg (per 171 cm di statura) in pochi anni aveva messo su più di dieci kg di muscoli, arrivando a superare i 70 kg. Nel 1989 era arrivata a stabilire un record mondiale non omologato nelle distensioni su panca, sollevando il doppio del proprio peso corporeo (circa 140 kg). La vittoria nel campionato nazionale NPC e una nuova sponsorizzazione le permettevano di accedere al bodybuilding professionistico. Erano gli anni della grande trasformazione del bodybuilding femminile: dalle linee “morbide” degli anni di Rachel McLish e Cory Everson alle grandi masse di Bev Francis e Lenda Murray. Shelley voleva diventare una campionessa di questo nuovo bodybuilding.
La carriera professionistica di Shelley, però, è durata solo tre anni: tre partecipazioni al Miss Olympia, con il terzo posto nel 1992 e due settimi posti, e poche altre gare. Si è ritirata dopo il Miss Olympia del 1993.
Terminata la carriera nel bodybuilding, Shelley è entrata a far parte dell’equipaggio della barca AmericaCube, la barca con equipaggio interamente al femminile che ha partecipato alla America’s Cup nel 1995. Dal 1992 al 1996 ha fatto parte del cast dello show televisivo American Gladiators, nella quale ha interpretato il personaggio di Siren, che le ha dato la maggiore notorietà presso il grande pubblico.
Negli ultimi anni della sua vita ha lavorato come allenatrice nello sport per diversamente abili. Dieci anni fa, terminata l’attività in televisione, aveva cominciato a soffrire di psicosi maniaco-depressiva (disturbo bipolare). All’inizio di queest’anno era stata ricoverata in un ospedale psichiatrico. In questo periodo era seguita dal suo ex marito, il dietologo e giornalista John Romano, dai suoi genitori e dalla sua attuale compagna, una donna con cui Shelley aveva convissuto e con cui si confidava.
C’era ottimismo fino al 13 febbraio scorso. La ragazza sorda che aveva deciso di cantare e ballare, la donna esile che aveva deciso di mettere su muscoli, la velista donna che aveva sconfitto gli uomini, poteva riuscire a sconfiggere anche la malattia. Invece Shelley era stanca di combattere, e nel pomeriggio del 13 febbraio ha deciso di superare l’unico confine che le mancava: quello che conduce al di fuori di questo mondo…
Diceva di se stessa che l’unica cosa che non poteva fare era sentire, e che tutto ciò che non ci uccide può solo farci crescere. Credeva in Dio e in se stessa e voleva adottare un bambino sordo per potersi sentire madre di un figlio che assomigliasse a lei.
E adesso Shelley avrà finalmente tanti figli. La famiglia ha chiesto che chi vuole partecipare al dolore per la perdita di Shelley faccia una donazione a suo nome alla Gallaudet University di Washington, l’Università speciale per i ragazzi sordi e con vari problemi di udito.
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Non riesco a trovare nel mio archivio personale le foto e un’intervista che ho fatto ad Alessandro Padoan nel 2003. Alessandrone era abbastanza preoccupato per un campionato del centro Italia con pochi iscritti e un livello tecnico in calo. “Stamo a morì”, mi aveva detto nell’intervista, assicurandosi che io lo traducessi in un più italiano “Stiamo morendo”. Adesso in questo sito invece “Stiamo morendo” si traduce “Stamo a morì”, nella lingua della città di Giulio Cesare e Francesco Totti. Ma in realtà non è vero. Quello che sta morendo non è il bodybuilding di Alessandro Padoan.
Proviamo a immaginare una scena: una ragazzetta romana va in palestra a guardare il suo ragazzo che si allena con i pesi, prende in mano una rivista, vede un servizio fotografico sui campionati italiani di bodybuilding che si sono da poco disputati a Garlasco e le viene voglia di provare ad allenarsi. E vabbè, può capitare a tutti…
Antonella Lizza, gemelli ascendente gemelli, laureata in Giurisprudenza e divoratrice dei libri di Paulo Coelho, è oramai una grande protagonista della storia del bodybuilding. Ha il grosso merito di essere una delle poche donne ad aver portato il bodybuilding in televisione con una buona dose di ironia e autoironia: ha sfidato a braccio di ferro Bonolis, Baudo e Galeazzi, ha sollevato Giletti e Antonella Mosetti, ha partecipato al recente quiz di Fabrizio Frizzi, ha interpretato uno sketch con Enrico Montesano, ha girato uno spot pubblicitario con Francesco Totti e Rino Gattuso, ultimamente ha girato un film, “Drosera”. E poi tanta televisione e radio “seria”, con le trasmissioni sul fitness, e tanti libri e articoli per le riviste di settore. E tante presenze su Internet, con il suo nickname, Fitwoman, con cui interviene nei vari forum e con cui da poco tempo ha aperto la sua pagina su Youtube (dove il nickname ha acquisito una seconda “n”, “Fitwomann”, per distinguersi da una omonima…), ottimo complemento al suo sito ufficiale, www.antonellalizza.it, e al suo secondo sito, www.fitwoman.it, con cui pubblicizza la sua linea di prodotti alimentari.
Anche la carriera agonistica è molto variegata: i primi anni sotto l’egida della FIACF-IFBB, con un titolo regionale, un secondo posto al campionato italiano e un terzo posto al campionato italiano a coppie insieme ad Alessandro Proietti, poi il passaggio con la WABBA con il secondo posto al campionato mondiale, poi la scelta di sperimentare la nuova disciplina del fitness, con la quale è arrivato il suo primo titolo italiano con la IFS di Ivano Bianchi nel 1997. Negli ultimi anni, raggiunta la “maggiore età“, Antonella ha lasciato i palchi più solenni per dare fiducia a Biagio Filizola e allo staff della IBFA e della NBBUI, con cui sono arrivati altri quattro grandi successi internazionali (un titolo mondiale fitness e uno figure con la IBFA, due titoli di Miss Universo NBBUI).
E, dato il senso dell’umorismo di cui Antonella è dotata, mi permetto di festeggiare i suoi venticinque anni di pesi con una bella torta… Ovvero quella con cui ha festeggiato una delle sue tante vittorie. La foto, scattata dal più grande criminale tra tutti i fotografi italiani (ovvero il sottoscritto…), presenta un ardito accostamento tra il bicipite di Antonella, la coppa e la torta. Il grande impegno per costruire il suo fisico, le sue vittorie, la sua voglia di festeggiare.
Steve Pan, detto anche Stefano Panella, è un tipo cicciottello nato a Roma nel 1972, che da diversi anni combina guai come giornalista e fotografo in diverse discipline sportive (a cominciare dalla pallavolo). Questa foto è di qualche anno fa: adesso è anche più brutto...!